Mudra, gesto fatto con le mani

Il conosciuto gesto Mi Piace di Facebook.Mudra (scritto senza segno per agevolare la ricerca web, ma scritto correttamente mudrā, mudrà o mudrá) è il linguaggio gestuale. Deve essere pronunciato sempre con la a tonica. Significa letteralmente gesto, timbro o segno. Proviene dalla radice mud, rallegrarsi, gradire. In alcuni libri viene tradotto come simbolo, ma non è corretto. Simbolo è la traduzione della parola yantra. Nello Yoga (scritto senza segno per agevolare la ricerca web, ma scritto correttamente Yōga o Yôga), mudra designa i gesti fatti con le mani. Sono definiti come gesti riflessologici perché scatenano una successione di stati di coscienza e anche di stati fisiologici associati ai precedenti.

Un tipo di Yoga moderno, l’Hatha, sorto nel secolo XI d.C., ammette gesti fatti con il corpo (yoga mudra, maha mudra, vajroli mudra, viparítakaraní mudrā), ma questa interpretazione sembra non concordare con le correnti più antiche. D’altronde, se chiediamo a un istruttore di Hatha quale è la differenza tra un āsana (tecnica corporea) e un mudrā fatto con il corpo, la spiegazione non sarà convincente. La spiegazione confusa, ma non per questo corretta, è che i mudrá comprendono mentalizzazione! Ora, come studierai nel sottotitolo Regole Generali, al post āsana, questa tecnica è considerata completa e perfetta soltanto se include la mentalizzazione. Perciò, non abbiamo potuto classificare ciò che gli yōgin di quel ramo moderno chiamano di “mudra fatto con il corpo”.

Il mudra ha la sua origine ancestrale nella tradizione shakta. Come afferma Shivānanda, la presenza di mudra, puja (pūjā) e mantra, caratterizza l’eredità dei Tantra. Dobbiamo ricordare che la pratica completa dello SwāSthya comincia con questi tre anga. E non è per caso: il nome completo del lignaggio del DeRose Method è Dakshinacharatāntrika-Nirīshwarasāmkhya Yōga.

Come agiscono i mudrā

I mudra agiscono per associazione neurologica e per condizionamento riflessologico. Non possiamo negare una componente culturale, che rafforza o diminuisce l’effetto dei mudrá. È innegabile il suo effetto sulla sfera ormonale. Chi non ha mai sentito salire l’adrenalina a causa di un mudrá provocativo, o gli ormoni sessuali a causa di un gesto erogeno?

Ross della serie Friends e il suo divertente gesto di offesa.Un fatto curioso e che può essere attribuito soltanto all’inconscio collettivo, è la “coincidenza” la quale fa sì che, in epoche diverse, emisferi diversi, etnie e culture diverse, siano osservati gli stessi gesti e con lo stesso significato. Ci sono diversi studi pubblicati di antropologia e di psicologia che dimostrano che, presso qualunque popolazione, certi gesti hanno un significato comune, sia che si tratti di una primitiva tribù africana, o un moderno paese nordico.
Ma, infine, cosa c’è di straordinario in tutto questo? Tutte le culture non esprimono la soddisfazione e la cordialità attraverso il sorriso e la rivolta attraverso un pugno chiuso? Quanti altri esempi sono venuti in mente al lettore in questo momento?

Perciò, mudra è la parte dello Yōga che studia ed applica gli effetti dei gesti sulla psiche e, di conseguenza, sul fisico.

L’importanza dei mudrā

Zoccolo di un cavaloL’uomo si è allontanato dagli animali, ha dominato la Natura, ha acquisito tecnologia, creato l’arte e la civiltà grazie all’uso delle mani. Ed in particolare al pollice opponibile. Non è stato grazie al cervello. Tutto il contrario: il cervello si è sviluppato soltanto dopo che le mani hanno cominciato ad afferrare e persino fabbricare strumenti, quasi istintivamente, come d’altronde fanno alcune scimmie e diverse altre specie animali. Da allora, gli stimoli neurologici, sempre più complessi, hanno cominciato ad esigere un maggior sviluppo cerebrale. Se si mette un cervello umano in un cavallo, questo non potrà costruire niente con i suoi zoccoli.

Politici e i suoi gestiLe mani e le dita oltre ad essere strumenti di edificazione culturale, sono mezzi efficaci di comunicazione tra individui. Una figura pubblica può proferire un discorso molto convincente nella sua esposizione, ma la gestualità può tradirlo e il pubblico non lo accetterà se i suoi mudrá non sono coerenti. Quanti politici perdono le elezioni a causa di una gestualità che denuncia le loro vere intenzioni…

Oltre tutto, il corpo umano, come qualsiasi parte di materia organica, possiede un magnetismo e polarità. L’energia scorre in quantità e qualità diverse nell’organismo. Quindi, non dobbiamo stupirci se nelle estremità – le mani – cambiando la disposizione, la posizione, l’orientamento e la combinazione delle dita, si manifestano differenti reazioni elettromagnetiche. Da quando le foto kirlian sono diventate popolari, è impossibile negare che dalle mani e dita partano fasci di energia fotografabili. E diremo di più, tu stesso puoi fare questo esperimento: scatta una kirliangrafia prima e un’altra dopo aver fatto respiratori, ásana, mantra, meditazione, ecc. Le variazione sono, quanto meno, interessanti.

Quanti sono i mudrā

Il numero totale di mudra è incerto, visto che, a seconda della regione, dell’epoca e della scuola, i mudrā hanno nomi differenti, fino a due o tre per uno stesso mudrā, a seconda della modalità di esecuzione. Possiamo, però, elencarne più di 100, dei quali menzioneremo innanzi tutto i principali per il nostro ramo filosofico.

I mudrā dell’induismo hanno origine nell’antica tradizione tantrica e sia lo Yōga sia la danza classica indù, il Bhárata Natya, li adoperano. Negli Yōga più tardivi questa forma d’arte si è praticamente estinta, limitandosi a pochi mudrá. Il praticante del Metodo DeRose li deve coltivare con sensibilità e dedizione, fissandoli nella sua pratica quotidiana e, con molto più impegno, nel suo allenamento di coreografia.

Quali sono i mudrā

I più conosciuti sono:

Shiva mudrā

Disegno del Shiva meditante che esegue il Shiva mudra

Per la meditazione (il dorso della mano positiva si posa sul palmo della mano negativa).

In questo mudrá dobbiamo sentire le nostre mani come un calice nel quale riceviamo la preziosa eredità millenaria di forza e saggezza. Amplifica la nostra ricettività.

Jñāna mudrā

Statua di Shiva in meditazione con il jnana mudra

Per respiratori e meditazione (l’indice e il pollice di ogni mano si toccano).

Questo gesto collega i poli positivi e negativi rappresentati dalle dita indice e pollice di ogni mano, facendo passare attraverso di esse una corrente di basso amperaggio e appoggiate sui chakra delle ginocchia, che sono secondari.

Ātmam mudrā

Immagine del atman mudra

Per respiratori e mantra (le mani formano un vortice davanti allo swádhisthána chakra)

Questo gesto ha un effetto simile al precedente, soltanto che questa volta le dieci dita, formano il circuito di alto amperaggio, e localizzato davanti ad un chakra principale. Ciò crea una spinta che fa salire l’energia sessuale verso l’alto della colonna.

Prōnam mudrā (anjali mudrā)

Per mantra e āsana (palme delle mani unite di fronte al petto).

In questo gesto, la mano di polarità positiva si poggia su quella di polarità negativa, chiudendo un importante circuito elettromagnetico che fa circolare l’energia dentro il proprio corpo per ricaricarlo, specialmente se eseguito durante o dopo i mantra. Negli ásana, tende a favorire il senso di equilibrio e proprio per questo è più usato negli ásana di appoggio su di un piede.

Trimurti mudrā

Per āsana (le dita indice e pollice formano un triangolo).

Questo mudrā è simbolico e rappresenta la trimurti indù, Brahmā, Vishnu e Shiva. Poiché ha poco effetto, è più utilizzato come sostegno ai movimenti delle braccia durante l’esecuzione di ásana.

Le applicazioni sopra menzionate (meditazione, mantra, ecc.) sono soltanto le più comuni. Ci sono diverse altre finalità ed effetti legati a questi gesti.

Oltre ai più utilizzati, ce ne sono alcuni molto importanti, ma meno conosciuti, che sono:
yōnīlinga mudrā; mushti mudrā; padma mudrā; vaikhara mudrā; kālī mudrā.

Una cosa molto importante è questa: mai, mai, mischiare i mudrā indù con altri di tradizione discrepante, scivolone molto comune tra alcuni autori occidentali. Per noi, “orientale è tutto uguale”. Quindi, giustifichiamo tutto, e supponiamo che sia anche una dimostrazione di cultura generale, mischiare le arti, scienze o filosofie dell’India, Cina, Giappone, Tibet, Nepal, o dell’induismo, buddismo, taoismo, come se fosse tutto identico. Scappa dal supposto Maestro che fa miscugli. Nel trattare questi argomenti, è necessaria più serietà per non dare una cattiva informazione al lettore.

Testo estratto dal libro Yōga Shāstra, del Prof. DeRose, tradotto dal Prof. Carlo Mea.